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Per essere i creatori del proprio benessere
Dopo quindici anni di ricerche, il Dr. P. Talalay del Johns Hopkins School of Medicine, di Baltimora, è riuscito a scoprire in che modo certi soggetti possono migliorare i sintomi dell’ulcera. La « cura », che lui e la sua equipe hanno messo a punto, è alquanto sorprendente. Le persone in osservazione devono mangiare dei germogli di broccoli!
Si è infatti scoperto che nei germogli dei broccoli esiste un composto chimico, il sulforafano, che ha un’azione efficace contro il batterio Helicobacter pylori, il responsabile principale della maggior parte delle ulcere allo stomaco.
Grazie a numerose osservazioni, si è potuto accertare che l’azione del sulforafano contro l’Helicobacter pylori è fortemente positiva. In effetti, agisce anche nei casi in cui gli antibiotici falliscono. E’ proprio nei broccoli ed in particolar modo nei germogli di broccoli (verdure appartenenti alla famiglia delle cruciferae), che il sulforafano, è presente in grande quantità.
Il sulforafano è un potentissimo richiamo per gli enzimi di Fase 2, quelli che stimolano le cellule animali a proteggersi contro le malattie. Per di più, il sulforafano funziona anche come antiossidante indiretto con un effetto duraturo nel tempo. Infatti, il processo che innesca contro l’ossidazione continua ad essere efficace per diversi giorni dopo l’assunzione.
I germogli si rivelano cosi’ agli occhi della scienza un alimento di particolare interesse. Per “germogli” si intendono tutti quei cereali, legumi, piante e semi oleaginosi che hanno subito il processo della germogliazione. Una definizione un po’ arida, se si pensa che questi piccoli, ma potenti, alimenti contengono una grande quantità di vitamine, oligoelementi, minerali, enzimi e clorofilla.
L’interesse nutrizionale nasce proprio dal processo della germogliazione che mette in atto numerosi processi biochimici. Le analisi parlano chiaro. Il numero di vitamine aumenta in modo considerevole: la vitamina B1 aumenta del 50%, la B2 del 50 %, la B5 del 100%, la B6 del 100% , la C del 100% e la E del 40-50%. Le vitamine si legano infatti agli oligoelementi ed agli enzimi, favorendone e potenziandone cosi’ l’assimilazione.
Le proteine esistenti aumentano in quantità e delle nuove ne vengono create. Un processo di trasformazione si mette in atto, per facilitare l’assimilazione di tutti le componenti nutrizionali presenti. Le proteine si scindono in componenti di base, gli aminoacidi e i carboidrati, come l'amido, sono parzialmente trasformati in maltosio. Anche i grassi subiscono un procedimento analogo. Sono scomposti in acidi grassi e glicerina, permettendo un risparmio energetico durante il processo digestivo.
La scelta fra i germogli è vasta. Si possono fare germogliare i legumi (azuchi, lenticchie, piselli secchi, ceci, soia), i cereali (avena, grano, farro, mais , miglio, orzo, riso, segala), i semi oleaginosi (sesamo, semi di girasole, semi di zucca) e alcune piante (trifoglio, crescione, mostarda, fieno greco, prezzemolo).
Il professor Giorgio Calabrese, docente di scienza dell’alimentazione all’Università Cattolica di Piacenza, si è interessato dal canto suo ai germogli e alle loro componenti nutrizionali. “Sono ricchi di principi bio-nutrizionali, come enzimi, amminoacidi essenziali, vitamine e minerali” conferma il professore. Un consumo regolare è percio’ consigliato.
I germogli aiutano ad aumentare le difese naturali dell’organismo umano, agendo soprattutto sulla migliore distribuzione delle immonoglobuline, cioè degli anticorpi.
Consigli preziosi, quando si pensa che l’alimentazione industrializzata tende ad essere sempre più ricca di cibi raffinati, privi di tutti gli elementi vitali e nutrizionali di cui l’organismo ha bisogno. Il germoglio non è certo un alimento “miracoloso”, ma aiuta a colmare le carenze che possono derivare da un’alimetazione non corretta. Simbolicamente lo si puo’ paragonare ad un « embrione », che racchiude in sè la forza ed il potenziale vitale della futura pianta.
Germogli utili certo, ma con qualche accorgimento. Bisogna pero’ mangiarli crudi e senza alcuna manipolazione per conservarne le caratteristiche nutrizionali.
Già pronti per l’uso, i germogli si trovano facilmente in commercio. I negozi specializzati nella vendita di prodotti biologici li propongono già da tempo, ma esistono ormai anche nei supermercati. Per coloro che vogliono provare con il “ fai da te”, l’impresa non è difficile. Basta poco materiale e sapere che i semi hanno bisogno di oscurità, umidità, aria e di un posto temperato. Dopo averli messi a bagno per una notte, li si lascia un giorno intero in un po’ di acqua protetti dalla luce. Il giorno dopo li si sciacqua e, cosi’ inumiditi, li si lascia ancora una giornata nell’oscurità. L’operazione dovrà essere ripetuta 3 o 4 giorni, a seconda del seme scelto. I germogli inizieranno allora ad apparire. Per conservarli, è sufficiente un contenitore, meglio se di vetro, ben chiuso in frigorifero.
I germogli possono essere consumati cosi’ come si presentano. Prima di usarli, bisogna sciacquarli accuratamente, per togliere le impurità che si possono creare durante la germogliazione. Accompagnano le insalate di ogni genere, si possono aggiungere nei panini, mescolare nelle minestre o usare per guarnire i piatti cucinati a base di carne, pesce o pasta. Come consiglia il professor Cabalabrese, è meglio aggiungerli all’ultimo momento, affinchè restino crudi e possano apportare quegli elementi vitali che si perderebbero durante la cottura.
Grazie a numerose osservazioni, si è potuto accertare che l’azione del sulforafano contro l’Helicobacter pylori è fortemente positiva. In effetti, agisce anche nei casi in cui gli antibiotici falliscono. E’ proprio nei broccoli ed in particolar modo nei germogli di broccoli (verdure appartenenti alla famiglia delle cruciferae), che il sulforafano, è presente in grande quantità.
Il sulforafano è un potentissimo richiamo per gli enzimi di Fase 2, quelli che stimolano le cellule animali a proteggersi contro le malattie. Per di più, il sulforafano funziona anche come antiossidante indiretto con un effetto duraturo nel tempo. Infatti, il processo che innesca contro l’ossidazione continua ad essere efficace per diversi giorni dopo l’assunzione.
I germogli si rivelano cosi’ agli occhi della scienza un alimento di particolare interesse. Per “germogli” si intendono tutti quei cereali, legumi, piante e semi oleaginosi che hanno subito il processo della germogliazione. Una definizione un po’ arida, se si pensa che questi piccoli, ma potenti, alimenti contengono una grande quantità di vitamine, oligoelementi, minerali, enzimi e clorofilla.
L’interesse nutrizionale nasce proprio dal processo della germogliazione che mette in atto numerosi processi biochimici. Le analisi parlano chiaro. Il numero di vitamine aumenta in modo considerevole: la vitamina B1 aumenta del 50%, la B2 del 50 %, la B5 del 100%, la B6 del 100% , la C del 100% e la E del 40-50%. Le vitamine si legano infatti agli oligoelementi ed agli enzimi, favorendone e potenziandone cosi’ l’assimilazione.
Le proteine esistenti aumentano in quantità e delle nuove ne vengono create. Un processo di trasformazione si mette in atto, per facilitare l’assimilazione di tutti le componenti nutrizionali presenti. Le proteine si scindono in componenti di base, gli aminoacidi e i carboidrati, come l'amido, sono parzialmente trasformati in maltosio. Anche i grassi subiscono un procedimento analogo. Sono scomposti in acidi grassi e glicerina, permettendo un risparmio energetico durante il processo digestivo.
La scelta fra i germogli è vasta. Si possono fare germogliare i legumi (azuchi, lenticchie, piselli secchi, ceci, soia), i cereali (avena, grano, farro, mais , miglio, orzo, riso, segala), i semi oleaginosi (sesamo, semi di girasole, semi di zucca) e alcune piante (trifoglio, crescione, mostarda, fieno greco, prezzemolo).
Il professor Giorgio Calabrese, docente di scienza dell’alimentazione all’Università Cattolica di Piacenza, si è interessato dal canto suo ai germogli e alle loro componenti nutrizionali. “Sono ricchi di principi bio-nutrizionali, come enzimi, amminoacidi essenziali, vitamine e minerali” conferma il professore. Un consumo regolare è percio’ consigliato.
I germogli aiutano ad aumentare le difese naturali dell’organismo umano, agendo soprattutto sulla migliore distribuzione delle immonoglobuline, cioè degli anticorpi.
Consigli preziosi, quando si pensa che l’alimentazione industrializzata tende ad essere sempre più ricca di cibi raffinati, privi di tutti gli elementi vitali e nutrizionali di cui l’organismo ha bisogno. Il germoglio non è certo un alimento “miracoloso”, ma aiuta a colmare le carenze che possono derivare da un’alimetazione non corretta. Simbolicamente lo si puo’ paragonare ad un « embrione », che racchiude in sè la forza ed il potenziale vitale della futura pianta.
Germogli utili certo, ma con qualche accorgimento. Bisogna pero’ mangiarli crudi e senza alcuna manipolazione per conservarne le caratteristiche nutrizionali.
Già pronti per l’uso, i germogli si trovano facilmente in commercio. I negozi specializzati nella vendita di prodotti biologici li propongono già da tempo, ma esistono ormai anche nei supermercati. Per coloro che vogliono provare con il “ fai da te”, l’impresa non è difficile. Basta poco materiale e sapere che i semi hanno bisogno di oscurità, umidità, aria e di un posto temperato. Dopo averli messi a bagno per una notte, li si lascia un giorno intero in un po’ di acqua protetti dalla luce. Il giorno dopo li si sciacqua e, cosi’ inumiditi, li si lascia ancora una giornata nell’oscurità. L’operazione dovrà essere ripetuta 3 o 4 giorni, a seconda del seme scelto. I germogli inizieranno allora ad apparire. Per conservarli, è sufficiente un contenitore, meglio se di vetro, ben chiuso in frigorifero.
I germogli possono essere consumati cosi’ come si presentano. Prima di usarli, bisogna sciacquarli accuratamente, per togliere le impurità che si possono creare durante la germogliazione. Accompagnano le insalate di ogni genere, si possono aggiungere nei panini, mescolare nelle minestre o usare per guarnire i piatti cucinati a base di carne, pesce o pasta. Come consiglia il professor Cabalabrese, è meglio aggiungerli all’ultimo momento, affinchè restino crudi e possano apportare quegli elementi vitali che si perderebbero durante la cottura.
Rédigé par alessandra buronzo le 29/01/2009 à 20:41
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